fbpx

Il Castello Arechi

Il Castello Arechi

Il castello Arechi: la storia.

castello arechi

Il Castello Arechi di Salerno è parte di un complesso che comprende il Parco Naturalistico, il Museo Medievale e il Museo Multimediale.

torre castello arechi

Il castello, stando alle scritture di Strabone, esisteva in parte già in età classica, quando Salerno era colonia romana. L’esistenza del castello Arechi di Salerno è attestata dal ritrovamento in zona di alcune monete romane.

Il castello Arechi racchiude 3 secoli di storia longobarda, secondo alcune indagini la fase costruttiva più antica è del VI secolo d.C.

Quando Arechi II spostò la capitale del suo ducato da Benevento a Salerno scelse una fortezza già esistente, ne sopraelevò e modificò le mura.

Il castello arechi di Salerno era il vertice di un sistema triangolare, le cui mura scendevano lungo il monte Bonadies cingendo tutta la città fino al mare. Il nucleo principale era una sezione centrale protetta da torri, unite da una cinta muraria merlata. 

Nel 1077 il Castello Arechi fu sottratto a Gisulfo II, ultimo principe longobardo salernitano e divenne roccaforte normanna.

I Normanni ne sopraelevarono le principali mura e si ampliarono verso sud con la costruzione di un loggiato, confermandone la funzione difensiva.

castello arechi

Ai normanni va la costruzione della Bastiglia, a nord del castello: la sua costruzione fu dovuta al voler controllare i movimenti non visibili dal castello. 

A modificare maggiormente il Castello furono gli Angioini che aggiunsero corpi di fabbrica e cisterne, costruirono alcune cortine e un sistema termale.

castello arechi

 

Con gli Aragonesi il castello raggiunse il massimo sviluppo: costruirono grandi corpi di fabbrica visibili oggi a est della cosiddetta piazza d’Armi. 

Gli ambienti sulla destra dell’ingresso sono di età moderna, periodo in cui il castello non aveva funzione difensiva ed era residenza dei Sanseverino, feudatari di Salerno.

Dopo l’unità d’Italia, gli ultimi proprietari del castello, i Conti Quaranta, lo vendettero alla Provincia di Salerno che ne  cominciò i lavori di restauro.

Il museo del castello Arechi.

Nel castello Arechi c’è un museo dove poter ammirare armi, ceramica, vetro e monete che raccontano guerre, caccia, i rapporti commerciali e antichi mestieri.

Durante i lavori di restauro al castello di Salerno è stato recuperato moltissimo materiale ceramico che risaler dal VII sec ai giorni nostri, è testimonianza della complessità del sito e del sovrapporsi delle frequentazioni. 

Dall’ esame di tutto il materiale si può fornire un profilo della produzione ceramica che spazia dalla banda rossa del VII sec., alle brocche della stessa classe ceramica con decorazioni a spirale databili al XII- XIII secolo. 

C’è la ceramica ingobbiata, graffita, smaltata, quindi troviamo dalla ceramica di età alto medievale a quella di età barocca

ceramica protomaiolica museo castello arechi salerno

 

Nel museo del castello Arechi di Salerno è possibile quindi ritrovare varie ceramiche.

La protomaiolica è il nome generico per la ceramica medioevale con smalto stannifero prodotta nell’italia meridionale  e in Sicilia. 

Dal castello Arechi di Salerno provengono alcune brocche con vari tipi di decorazione e di impasti, con decorazioni in bruno manganese, rosso e verde probabilmente di importazione siciliana. 

Si può collocare tra il XIV e il XV secolo una brocca che presenta una inusuale decorazione: sottili linee in manganese formano dei riquadri dove si alternano motivi circolari e losanghe con al centro una decorazione a graticcio in giallo. 

La brocca era invetriata all’interno ed aveva un’ansa a nastro.

ceramica a banda rossa

La ceramica a banda rossa è rappresentata da una brocchetta monoansata databile al VII secolo. 

Si tratta di una ceramica la cui argilla è piuttosto deturpata. Vi sono presenti inclusi calcarei che al momento della cottura hanno creato dei rigonfiamenti, Questi hanno prodotto dei piccoli distacchi di materia. 

La decorazione ad archi sovrapposti, molto irregolari, è ottenuta con una soluzione concentrata di ossidi ferrosi, probabilmente ematite o limonite, diffusissima in natura anche presso le cave di argilla.

 

ceramica graffita

La ceramica graffita, ingobbiata ed invetriata, utilizza come elemento decorativo il disegno ottenuto dall’ incisione dell’ingobbio per mezzo di uno stilo appuntito e talvolta di una stecca, avvalendosi anche dell’uso costante di alcuni colori, il giallo ferraccia, il verde ramina, il blu cobalto, che per lo più si combinano con il segno graffito. 

Per quanto concerne il repertorio decorativo il disegno graffito interessa sempre e solo la superficie interna dei manufatti. 

La vasta gamma delle decorazioni utilizza quelli che sono gli elementi più tipici di questa classe ceramica, proponendo tra gli ornati geometrici, il diffusissimo graticcio.

Si riscontrano poi sequenze di spirali, di rombi, di festoni e di archetti, che si articolano lungo tutta la circonferenza dei piatti.  Ritroviamo anche motivi più complessi quali quello della corda a treccia. 

Spesso notiamo la contemporanea presenza di elementi geometrici e vegetali: foglie lanceolate o polilobate, rosette, palmette, tralci e corolle.

L’ insieme omogeneo della graffita salernitana ha permesso di individuare numerose analogie con la graffita arcaica ligure e padana soprattutto nell’ambito del repertorio decorativo, in cui va comunque sottolineata l’assenza di qualsiasi motivo antropomorfo e araldico. 

Sulla base di tali confronti è stato possibile individuare un arco cronologico in cui inserire la ceramica graffita salernitana che si estenderebbe dal XIV al XV secolo.

La ceramica graffita è un prodotto di pregio con un elevato valore commerciale a causa della complessità della sua realizzazione.

I 226 frammenti di ceramica graffita provenienti dal castello Arechi di Salerno, relativi a piatti ciotole e boccali, attestano la presenza di fabbriche locali. Queste dalla seconda metà del XIV secolo fino a tutto il XVI secolo riescono a imporsi sul mercato regionale come testimoniano i rinvenimenti di prodotti simili in altri siti della Campania e dell’Italia meridionale.

oggetti del quotidiano castello arechi salerno

Sono numerosi gli oggetti legati alla vita quotidiana rinvenuti durante i lavori di restauro e agli scavi archeologici. 

Tali oggetti che abbracciano un ampio arco cronologico (XII-XIX secolo) consentono di ricostruire a grandi linee alcune attività svolte nelle sale del castello. 

Le lucerne fittili sono utilizzate sospese tramite catenelle munite di gancetti che si pongono nelle anse laterali. 

Le lampade sono riempite di acqua nella quale galleggia l’olio con lo stoppino. Un analogo procedimento si utilizza con le lucerne. 

Accanto alle lampade e alle lucerne di annoverano numerosi micro vasetti, in argilla e in vetro, utilizzati dalla donne del castello per essenze e creme.

Il rinvenimento di più fusolare in ceramica acronoma, utilizzate per avvolgere il filo sul fuso, attesta l’esercizio della filatura tra le attività domestiche.

In ambito alimentare, i risultati delle indagini sui resti dei pasti hanno evidenziato consumi e pratiche culinarie, diversificati nell’arco cronologico. 

I signori dei secoli XII-XIV sembrano preferire la carne dei capri-ovini unitamente alla cacciagione, alle quali si accompagna il pescato come integrazione della dieta proteica. Durante i secoli alto medievali e in età moderna, quando il castello ospita le sole guarnigioni o i coloni, si riscontra un uso prevalente di carni bollite impiegate probabilmente per la preparazione delle zuppe.

Il museo multimediale del Castello Arechi di Salerno.

Dell’ottobre 2009 è  l’inaugurazione del museo multimediale che ripercorre la storia del complesso. 

Un polo multimediale che propone un viaggio nel tempo e nella storia grazie a computer, video e proiezioni murali che riportano all’epoca longobarda.

All’interno del castello ci sono un salone per conferenze e una sala utile a ospitare mostre d’arte. Il restauro ha reso visitabile la zona sottostante il livello di copertura del terrazzo antistante la turris maior. 

Gli spazi hanno avuto funzioni diverse nel tempo e lo sviluppo della volta indica una suddivisione di uno spazio inizialmente unico. 

Lo stesso ambiente fu utilizzato per la detenzione di prigionieri e nemici. 

Sul fondo sono visibili gli affreschi che ritraggono Santa Caterina Alessandrina e San Leonardo, protettore dei carcerati.

Dopo i primi interventi di restauro nel 1982 è stata aperta al pubblico l’area interessata dall’ampliamento aragonese.

Del 2000 è l’avvio di un progetto per il recupero funzionale del castello, con il restauro delle componenti architettoniche e la riqualificazione dell’intero complesso. 

I restauri hanno interessato anche la Bastiglia, che presentava solai crollati e una grave lesione lungo tamburo semicircolare di rafforzamento, alla cui sommità si inseriscono tre cannoniere. 

Alcuni vani, inoltre, sono stati resi adeguati alla realizzazione del Museo; in questi stessi ambienti son visibili i resti di una merlatura inglobata nello spessore murario.

salernoa rechi con veduta salerno
Se ti è piaciuto l'articolo condividimi e seguimi sui social!